Omeopatia – Omotossicologia


dottor toller omeopatia omotossicologia - milano

Dr Mario Toller
Medico Chirurgo
Specialista in Biochimica e Chimica Clinica Esperto in Omeopatia
Omotossicologia e Discipline Integrate Iscritto al Registro di
Omotossicologia dell’Ordine dei Medici di Milano al n° 73
Diplomato in Medicina Funzionale Vegatest – MesoterapiaOrari di ricevimento:
Martedì e Venerdì dalle 14:00 alle 17:30

ACUFENI E OMEOMESOTERAPIA

In Omotossicologia rappresentano una patologia classificata nelle fasi di deposito/impregnazione (v. Tavola delle Omotossicosi) dove sono cioè presenti calcificazioni e degenerazioni a livello vascolare soprattutto nella circolazione auricolare.
Secondo la medicina psicosomatica gli acufeni sono “rumori interiori” che il soggetto non riesce ad esprimere verso l’esterno a causa dello stress. Ciò causa ansia ed agitazione al paziente che non può farsi “ascoltare” dagli altri.Il cocktail di farmaci iniettati con l’Omeomesoterapia in determinati punti di agopuntura è il seguente:
ARTERIA SUIS INJEEL 1 fl (composto che contiene diluizioni di arteria di maiale atti a riparare il danno vascolare);
SOLANUM COMPOSITUM 1 fl (composto che contiene principi che stimolano la rivascolarizzazione);
COCCULUS HEEL 1 fl (composto che contiene principi che agiscono sull’equilibrio e sulle vertigini);
ARGENTUM HOMACCORD 1 fl (composto che contiene principi in accordo di potenza/diluizione omeopatica che agiscono sull’acroparestesia e sull’agitazione anche a livello psicosomatico);
Vengono infiltrati bilateralmente con una siringa da 5 ml e ago 30G 13 mm in quantitativo pari a 0,3 ml per punto i seguenti punti di agopuntura.
5 del meridiano TRIPLICE RISCALDATORE (TR);
17 del meridiano TRIPLICE RISCALDATORE (TR);
19 del meridiano PICCOLO INTESTINO (PI);
2 del meridiano VESCICA BILIARE (VB);I punti 17 TR, 19 PI e 2 VB sono nella zona di proiezione dell’orecchio; il punto 5 TR è invece situato a 2 cm di distanza dal polso sul lato esterno dell’avambraccio.
Vengono altresì infiltrati tutti i punti in proiezione dell’orecchio in particolare l’apofisi mastoidea.
Ciò che rimane in siringa viene iniettato intramuscolo o somministrato per via orale.
Solitamente la patologia si risolve in 4-5 sedute settimanali; in caso contrario occorre proseguire con le microiniezioni.
Come terapia domiciliare il paziente effettuerà 1 iniezione intramuscolo di SOLANUM COMPOSITUM 1v/mese per continuare a stimolare la microcircolazione.

TRATTAMENTO ANTIFUMO

L’omeomesoterapia viene utilizzata con notevole successo anche nei trattamenti antifumo.
E’ necessario però che il paziente sia ben determinato a smettere e che inizi a ridurre di una al giorno il numero delle sigarette fino ad eliminarne 7 (se, per esempio si fumano 20 sigarette/die bisogna presentarsi nell’ambulatorio quando il consumo giornaliero è di 13)
E’altrettanto importante che la persona non sia accompagnata da alcun amico e/o parente alfine di evitare inutili condizionamenti psicologici.
Vengono iniettati dalla stessa siringa 0,3 cc dei seguenti farmaci:
IGNATIA HOMACCORD 1 fl
PROCAINUM COMPOSITUM 1 fl
I punti da trattare sono situati sul viso e sul polso.
Solitamente bastano 3-4 sedute a cadenza settimanale per ottenere l’astensione completa dal tabacco; in caso contrario si prolunga di 1-2 sedute. Al paziente viene prescritto TABACUM 5 CH 4-5 granuli 1 v/die.

Le Medicine Integrate: a pag. 19 articolo Dr. Mario Toller

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IL DOLORE E L’OMOTOSSICOLOGIA

Non esiste a tutt’oggi una definizione univoca di dolore.
Secondo l’OMS il dolore è “l’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”.
Il dolore è quindi una spia, un mezzo, un sistema di difesa con cui l’organismo segnala un danno; diventa patologico quando si automantiene, perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia (sindrome dolorosa) (Mannion e Woolf, 2000).
E. Weichel, medico esperto in Medicina Funzionale, definisce il dolore come “grido dei tessuti” per mancanza di un “energia che scorre”.
Anche la Medicina Tradizionale Cinese parla di dolore come squilibrio tra yin e yang e quindi come prevalenza di energie negative all’interno dell’organismo.
Tutto questo però non è ancora recepito dalle cultura medica classica in quanto non vi è da parte di molti specialisti una corretta conoscenza dei meccanismi fisiopatologici che stanno alla base del dolore.
Quando compare un dolore infatti la maggior parte dei pazienti lo seda con l’assunzione, anche protratta nel tempo, di un farmaci antiinfiammatori sintomatici, senza preoccuparsi di risolvere all’origine le cause del torcicollo, dell’emicrania, dei dolori articolari soprattutto se i sintomi sono cronici.
Si rischia in questo modo di diventare farmacodipendenti senza, di fatto, guarire la patologia in atto come accade molto spesso in Medicina dello Sport.
L’Omotossicologia semplifica e sintetizza i concetti espressi sopra e considera il dolore come “un segnale di allarme che avverte il paziente di uno stato infiammatorio che sta degenerando ed induce l’organismo a chiamare aiuto in senso globale”.
Si tratta quindi, secondo la Tavola delle Omotossicosi di una “vicariazione regressiva” conseguente a una “fase di impregnazione” cioè di un richiamo dell’organismo a espellere delle tossine in senso centrifugo.
L’intervento del medico Omotossicologo si articola così secondo una precisa strategia riassumibile in tre operazioni fondamentali:
1) Drenare il terreno del paziente
2) Regolare il processo flogistico all’inizio della cascata infiammatoria (immunomodulazione)
3) Fornire supporto al tessuto colpito.
I farmaci vengono somministrati preferibilmente per via iniettiva intramuscolare e intradermica in specifici punti di agopuntura (mesoterapia) in modo da renderne più efficace l’azione terapeutica e di sfruttare la stimolazione di determinati meridiani.
L’assunzione per os è consigliabile solamente nella terapia domiciliare.

 

 

IL DECADIMENTO MNEMONICO COGNITIVO NELL’ANZIANO

Le nostre capacità cognitive, se non sono mantenute in esercizio, con l’età decadono e quasi si atrofizzano come un muscolo che deve essere allenato per mantenersi tonico.
Del resto la memoria è una facoltà onnipresente nell’attività cerebrale che condiziona l’acquisizione e lo stoccaggio delle informazioni ricevute. La mancanza di memoria s’instaura peraltro più facilmente in una personalità che già possiede caratteristiche di esitazione e incertezza. In tutti i casi l’elemento comune è l’oblio.

Esistono peraltro due tipi di oblio:
– un oblio totale irreversibile dovuto al decadimento della memoria a breve termine e quindi alla ridotta sintesi di proteine a livello dell’RNA cerebrale
– un «non ritrovare» informazioni immagazzinate nella memoria immediata e che quindi non possono essere depositate nella memoria a lungo termine a causa di dispositivi non funzionanti.

Il caso in esame riguarda un paziente di 87 anni il quale, dopo frattura del collo del femore per caduta accidentale a 83 anni presenta un quadro di amnesia con sintomi di tipo maniaco depressivo come paura di morire, apatia, indifferenza per la vita quotidiana con a volte manifestazioni di aggressività nei confronti dei famigliari.

Le note clinico anamnestiche evidenziano costituzione fosforica e famigliarità per MCV (padre e due fratelli deceduti per postumi di ictus cerebri).
Ipertensione di grado lieve in terapia con lisinopril 1 cp/die al mattino; cardioaspirina 1cp/die al mattino

Non fuma, alvo alterno, ipertrofia prostatica per la quale si è sottoposto ad intervento di TUR a 72 anni.
Il paziente prosegue, sia pure sporadicamente, nella propria attività lavorativa libero professionale; ama leggere e scrivere al computer.

L’attività fisica è molto scarsa (20 minuti di passeggiata al giorno; qualche esercizio ginnico) e la vita sociale è ridotta a rapporti con i famigliari e con qualche conoscente che si reca in visita di cortesia.

Nell’aprile 2011 episodio di TIA con ricovero in Pronto Soccorso dove viene confermata diagnosi di infarto cerebrale con esiti di trombosi cerebrale.

Rabdomiolisi confermata dai valori di laboratorio: CPK = 943 U/l; il giorno dopo CPK = 1399 U/l (VN = 38-174 U/l). I valori si sono normalizzati dopo circa una settimana.

La TC cerebrale conferma ischemia talamica dx e discreta sclerosi vascolare.

Lo schema terapeutico proposto è il seguente:
SENECTUS M (riequilibrio asse HPA)
SELENIUM COMPOSITUM N (disturbi dell’irrorazione sanguigna a livello cerebrale)
GUNA BRAIN (antiossidante; combatte i radicali liberi a livello cerebrale)
CERATO (insicurezza di base, richiesta continua di consigli)
LARCH (pessimismo mentale, rassegnazione inconscia)

I farmaci descritti vengono somministrati secondo questo protocollo:
SENECTUS M 10gtt 2vv/die per 2 cicli di 2 mesi all’anno
SELENIUM COMPOSITUM N1fl i.m. 1v/sett
GUNA BRAIN 2 cp 2vv/die sempre
CERATO 5gtt 4v/die per 1 mese, poi si cambia prescrizione (v. repertorio dei fiori di Bach)
LARCH 5gtt 1v/sett alla sera prima di coricarsi

La terapia suddetta è stata somministrata per circa un anno; dopo 2 mesi si notava un sensibile miglioramento delle facoltà mentali e del tono dell’umore; il paziente manifestava di contro un maggiore interesse per la vita e si sentiva stimolato nello svolgere le normali attività quotidiane e a mantenere relazioni sociali.

L’impiego di prodotti come il SENECTUS M e il SELENIUM COMPOSITUM risulta fondamentale all’inizio di uno schema terapeutico dove il danno vascolare a livello cerebrale, sia pure lieve, è comunque sempre presente.

La riprogrammazione neuroendocrina delle cellule determinata dalla melatonina D6 e dalla Glandula thyroidea suis D12 è indispensabile per ripristinare i ritmi circadiani dell’organismo in toto.

Nel paziente anziano i livelli ematici di T3, T4, TSH diminuiscono notevolmente e, peraltro un sintomo sempre presente nel quadro clinico di ipotiroidismo, è la perdita di memoria.
I Sali dell’acido fosforico presenti nel SELENIUM COMPOSITUM N e le diluizioni di Phosphorus 6CH, 30CH e 200K di SENECTUS M rappresentato un valido insieme di rimedi utili al tipo costituzionale del paziente (disreattivo e psicoastenico).

L’efficienza dei circuiti neuronali a livello dell’ippocampo sede della memoria è invece mantenuta dal selenio, dalla Withamnia Somnifera e dal coenzyme Q contenuti in GUNA BRAIN

E’ importante ricordare che con il passare degli anni si diventa sempre più un “individui” e la reattività agli eventi esterni è sempre più imprevedibile in quanto risultato di un educazione ricevuta e di una serie di elaborazioni inconsce di meccanismi di difesa ad imput stressogeni ricevuti in passato.

A questo proposito è quindi fondamentale prescrivere, sulla base di una corretta repertorizzazione dei sintomi anche i fiori di Bach indispensabili per regolare il versante psicoemozionale.La scelta di una terapia omotossicologia risulta così utile per influenzare il sistema PNEI e per rendere consapevole il paziente anziano che è possibile un miglioramento delle proprie facoltà mentali senza far ricorso a farmaci potenzialmente dannosi anche a livello psicologico.

“Senectus ipse morbus” dicevano gli Antichi Romani; il general Douglas Mac Arthur diceva invece: “La giovinezza non è un periodo di vita, è uno stato di mente”

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1) Cappuccio M., Trattamento omotossicologico nella demenza di Alzheimer – evento formativo AIOT, Bergamo 10 aprile 2004

2) Demarque D., Jouanny J., Poitevin. B., Saint Jean V., Farmacologia e Materia Medica Omeopatica – Tecniche Nuove, Milano 1999

3) Ercoli A., Correlazioni cliniche tra omeopatia e fiori di Bach – Tecniche Nuove, Milano 2003

4) Maglio T., Fondamenti di Clinica Omotossicologica – Dispense della Scuola di Omeopatia Omotossicologia e Discipline Integrate, AIOT A.A 2012-2013

5) Vester F., Il pensiero, l’apprendimento e la memoria, Giunti, Firenze 1987